lunedì 23 maggio 2016

L'AGO DELLA BILANCIA


Fismic Confsal Roma
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L’ago della bilancia
Splendida conferma della Fismic Confsal di Roma alle elezioni della RSU in Technip Italy nelle quali conquista, nuovamente, tre delegati RSU e due componenti RLS affermandosi come la terza organizzazione sindacale in una azienda fra le più importanti del territorio di Roma e provincia.
Fim Cisl
Fiom Cgil
Uim Uil
Ugl
Fismic Confsal
1
7
10
1
3

La Fismic si afferma, dunque, come l’ago della bilancia delle relazioni sindacali in una realtà composta da un elevato numero di risorse umane ad elevata professionalità e sottoposta a profonde modificazioni organizzative per meglio far fronte alla crisi dei servizi petroliferi che ha determinato un drastico taglio agli investimenti.
A testimonianza di quanto sopra e dell’importanza di Technip nel panorama mondiale del settore sta, da ultimo, la fusione (che dovrebbe essere completata ad inizio del 2017) con la statunitense Fmc Technologies che dovrebbe collocare la nascente nuova azienda al secondo posto nel ranking mondiale.
Per questa ragione la Fismic ritiene necessario che la nuova RSU sappia, rapidamente, eliminare le turbolenze che l’anno caratterizzata negli ultimi tempi riprendendo, con serietà, un lavoro unitario che sia in grado di tutelare al meglio possibile i livelli occupazionali ed il lavoro nel suo complesso.
La Fismic ringrazia, infine, tutti coloro che hanno partecipato a questo importante evento democratico auspicandone la partecipazione attiva anche alla vita sociale dell’azienda.

Roma 23.05.2016                              Fismic Confsal Roma

martedì 26 aprile 2016

Liberi da chi

Liberi da chi 
di Neroltreoceano 

Roma, 25 aprile 2016. Il week end che ha anticipato l'anniversario della liberazione è stato, in Italia ed in Europa, denso di significati. Riaccesa, in modo inevitabilmente grave, la polemica tra due dei principali poteri dello Stato. Impossibile che non accadesse, dopo le affermazioni a dir poco pungenti del Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati. Questo mentre in Europa continuano ad affermarsi le destre, una similitudine troppo vicina alle tensioni degli inizi del '900.
E non è un caso la visita del Presidente Obama, che cerca di ricucire gli strappi di un'Unione Europea lacerata dalla sua stessa storia, disunita nelle politiche fiscali, monetarie e culturali.
Un'unione così attenta all'applicazione delle procedure di infrazione per la violazione della concorrenza, ma burocraticamente così distratta da non accorgersi delle mura erette al proprio interno: quali procedure sono applicabili, secondo le disposizioni normative UE, nel caso in cui un Paese iniziasse a costruire barriere lungo il proprio confine?
Accadimenti fin troppo pericolosi da non richiamare l'attenzione degli USA, che vedono nella perdita di forza dell'Unione una grave assenza sullo scacchiere internazionale.
Ora l'Italia è, presumibilmente, libera. Libera di gestire i "propri" migranti in totale autonomia e... Isolamento. Libera dagli Stati che via via stanno votando su una possibile uscita proprio da quell'Unione che rappresenta per loro un insieme insostenibile di veti e vincoli, rispetto al ruolo sovrano di ogni Paese.
Libera, ancora, di lasciare che il proprio territorio sia ulteriormente devastato dall'incapacità amministrativa associata allo sfruttamento. Nei supermercati della Capitale è incredibilmente pieno di mozzarelle di bufala provenienti dalla terra dei fuochi. Non parliamo dei latticini provenienti dalla provincia di Salerno, una delle eccellenze italiane anche in materia di smaltimento e riciclo dei rifiuti.
No. Si tratta davvero della terra dei fuochi. È sufficiente leggere bene l'etichetta e, fare una ricerca immediata su internet, sui siti delle testate giornalistiche del Mezzogiorno a proposito della località di provenienza di quei prodotti.
Ora, come è possibile che le catene di distribuzione immettano nel circuito di importanti supermarket prodotti provenienti da quell'area? CHI gestisce la distribuzione? Dove sono i tanto attesi controlli delle autorità preposte? E qual è la risposta della politica "in corso" rispetto a questo fenomeno?
Ecco, probabilmente le affermazioni del Presidente Davigo si riferivano proprio a questo.
Alla perdita totale di connessione con la realtà, di chi dovrebbe amministrare la cosa pubblica.
Affermazioni che ci parlano di moralità, e della perdita del senso di vergogna.
L'Italia di oggi forse dovrebbe liberarsi dallo spettro del proprio essere malato e corrotto.

In tutto questo caos, preludio di scenari di guerra (contro i migranti, contro i vicini, contro se stessi), l'unica voce veramente riformista arriva da un pontefice che parla al cuore dei giovani, attraverso il loro linguaggio.

ATOS di Roma: i Delegati della FISMIC

Fismic Confsal Roma
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ATOS di Roma: nella nuova RSU la Fismic ha cinque delegati

Si sono svolte le elezioni della RSU Atos di Roma nella quale la Fismic di Roma avrà ben cinque delegati eletti.
Alla competizione elettorale non si sono presentate altre organizzazioni sindacali segno evidente che la Fismic, unitamente ai suoi delegati, ha saputo rappresentare, in maniera adeguata ed esaustiva, i problemi dei dipendenti di Roma.
La nuova RSU dovrà essere una squadra compatta in grado di raggiungere, insieme alle RSU degli altri territori, obiettivi importanti nella tutela delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti Atos a partire dalle problematiche connesse ad, eventuali, acquisizioni di nuove aziende industriali di cui molto si è, comunque, parlato negli ultimi tempi.

La Fismic nel quadro di un processo attivo di rinnovamento del sindacato ritiene che la RSU Atos debba essere sempre più un soggetto attivo che fa della contrattazione lo strumento principale per salvaguardare, in primis, i posti di lavoro e, congiuntamente con la segreteria, assumere la titolarità congiunta del negoziato in azienda.

La Fismic di Roma ringrazia quanti, in azienda, hanno espresso la loro preferenza alla nostra organizzazione ed augura alla nuova RSU buon lavoro.

Roma19.04.2016                               Fismic Confsal Roma


domenica 6 marzo 2016

I nuovi successi della FISMIC CONFSAL di Roma


Nuovi successi elettorali della Fismic Confsal di Roma

Nuovamente la Fismic Confsal di Roma ottiene un riconoscimento della sua presenza sul territorio conquistando nelle elezioni RSU di due aziende (Top-Network srl e Buffetti srl) ben quattro delegati (due per azienda) dei sette complessivamente disponibili.
Questo ennesimo risultato positivo segnala, senza ombra di dubbio, come la Fismic di Roma tenda, sempre più, a consolidarsi come il sindacato capace di fare la differenza nel restituire equilibrio ai tavoli negoziali spesso oscillanti fra l’ideologismo di maniera ed il provincialismo di talune organizzazioni sindacali confederali che ne condizionano fortemente lo sviluppo e che, in un contesto di crisi come l’attuale, mettono in evidenza in modo impietoso segnali di difficoltà che mostrano un sindacato, non solo, incapace di riformarsi ma perfino di accettare forme di pluralismo sindacale che sono, invece, un elemento di ricchezza, il tratto distintivo che consentirebbe di cogliere le diverse sensibilità presenti, ormai da tempo, nel mondo del lavoro.

La Fismic è, dunque, il sindacato in grado di fare la differenza perché è un sindacato nuovo e moderno, che intende diversamente ed in modo più efficace la confederalità e che è, sempre, disponibile ad un confronto unitario con chiunque ne abbia interesse.





Roma 06.03.2016                                Fismic Confsal Roma

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martedì 2 febbraio 2016

Assemblea Nazionale FISMIC Confsal zona centro Italia


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Assemblea Nazionale delegati della zona centro

Cari amici ed amiche,
si svolgerà il 3 Febbraio 2016  l’Assemblea dei delegati delle Regioni del Centro (Lazio, Umbria, Abruzzo e Sardegna) che si terrà all’ Hotel Cristallo in via Maremmana Inferiore Km. 0,500, località Villa Adriana Tivoli, Roma.

Possono partecipare tutti i componenti del direttivo ed i delegati RSU/RSA.
In coincidenza dell’assemblea verrà convocato il nostro comitato direttivo.
L’evento inizierà alle ore 9,00 del mattino e si concluderà alle ore 17,00,
Raccomandiamo quindi la massima partecipazione e puntualità.


Roma 20.01.2012                                     Fismic Confsal Roma

martedì 26 gennaio 2016

La Giornata della MEMORIA




27 gennaio 2016 giornata della memoria e del ricordo nel disegno di una bambina
"La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data
dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria",
al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le
leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli
italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte,
nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono
opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita
hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati."




Fismic Confsal Roma

sabato 19 dicembre 2015

I successi elettorali della FISMIC



PROSEGUONO I SUCCESSI DELLA FISMIC CONFSAL DI ROMA ALLE ELEZIONI RSU


Importanti successi della Fismic di Roma nelle elezioni RSU in Capgemini e Lottomatica due delle aziende più importanti dell’area romana.

Dopo lo straordinario successo "estivo" di Fismic Roma in Consip (primo sindacato, con tre delegati su sei eletti), proseguono le aziende del territorio romano in cui si conferma la presenza della nostra rappresentanza.

In Capgemini spa la Fismic è il secondo sindacato dove, pur avendo aumentato considerevolmente il numero dei consensi, manca per soli 2 voti il terzo delegato (confermando, quindi, il precedente numero dei delegati).

Anche in Lottomatica spa la Fismic è il secondo sindacato conquistando, con 260 voti, 4 delegati (rispetto ai 276 della Fiom che ne ha presi 5) e a differenza della Uilm che con 157 voti prende tre delegati e la Fim che con 7 (sette) voti non ne conquista nessuno. Appartiene, inoltre, alla Fismic il candidato più votato (129 voti) fra le quattro liste.

Questi importanti risultati sono testimonianza, se ancora ce ne fosse bisogno, del radicamento della Fismic di Roma su un territorio dove la competitività fra le organizzazioni tradizionali è ancora molto alta e dove, sempre più spesso, si ravvisa l’esigenza di una presenza negoziale in grado di fare la differenza.

La Fismic di Roma ringrazia tutti i suoi candidati, i suoi elettori, tutti i componenti delle due commissioni elettorali e tutti quei lavoratori che hanno deciso di partecipare ad un evento importante come è l’elezione dei rappresentanti sindacali.

Grazie di nuovo a tutti!


Roma 17.12.2015                                     Fismic Confsal Roma



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lunedì 26 ottobre 2015

CONSIDERAZIONI SU: RELAZIONI INDUSTRIALI E JOBS ACT

di SILVIO BATTISTINI
www.fismicroma.org

La prima considerazione che mi viene da fare sul tema delle relazioni industriali è che, nel nostro paese, il “dibattito” continua ad oscillare fra un  ideologismo ed un provincialismo delle parti che ne condizionano fortemente lo sviluppo e che, in un contesto di mercati globalizzati come è l’attuale, mette in evidenza, in maniera impietosa, gravi e sempre più numerosi segnali di criticità, a cominciare dalle spinte al decentramento dei sistemi contrattuali ed a quelli che potremmo definire veri e propri tentativi di progressiva rottura del quadro di regolazione nazionale.

Le recenti dichiarazioni del presidente di Confindustria Squinzi sul rinnovo dei contratti nazionali e le risposte di parte del sindacato vanno infatti, almeno per il momento, in direzione di una progressiva, ulteriore, rottura del quadro anziché in direzione di una sua ricomposizione.

Il problema è tuttavia troppo serio per ridurlo alla sterile contrapposizione fra chi – le aziende – chiedono di rifare le regole e poi rinnovare i contratti o chi, come il sindacato, chiede di fare esattamente il contrario; ciò determina, inevitabilmente, una situazione di stallo ed un progressivo evidente indebolimento dell’intero sistema di relazioni anche in virtù dei profondi cambiamenti intervenuti nella composizione del mercato del lavoro, della fine del modello fordista e della rapida evoluzione delle tecnologie della comunicazione che hanno fatto emergere nuove figure professionali – altamente professionalizzate – che, crescendo di numero e di importanza, hanno acquisito una centralità che, una volta, era della classe operaia.

In Italia così come in tutto il mondo occidentale, gli effetti combinati della globalizzazione, del liberismo, delle delocalizzazioni e della deregulation hanno prodotto flessibilità, indebolimento del sistema dei diritti e riduzione complessiva del peso del sindacato, nel tentativo di confinarlo sempre più in una logica aziendale per costringerlo, spesso, a clausole derogatorie degli accordi ed a concessioni, spesso molto dure, richieste in cambio di una salvaguardia dell’occupazione.

Una situazione così complessa imporrebbe la capacità di mettere realmente al centro di un nuovo sistema di relazioni industriali le implicazioni della globalizzazione, dell'innovazione tecnologica e della crisi economica sapendo, tuttavia, che si può correre il rischio di andare oltre le variabili lavoristiche e sindacali “sconfinando” nella politica e ben sapendo che non è con le leggi che si genera occupazione ma con una politica industriale e con investimenti attenti nei settori trainanti dell’economia e che eventuali esigenze di flessibilità vanno ricercate ponendo al centro aspetti nuovi come competenze, orari, professionalità ecc. avendo però, le parti, l’accortezza di guardare avanti visto che, come è evidente, i cambiamenti di oggi non possono essere affrontati con gli strumenti del passato.

Paradossalmente ciò genera, in taluni, l’idea che il sindacato possa/debba trasformarsi in soggetto politico o, in altri, che possa/debba diventare un attore istituzionale dimenticando che esso, invece, ha una sua specificità che non ha nulla a che vedere con il ruolo, la struttura, i compiti di un partito/ movimento politico in quanto le logiche della politica sono profondamente diverse da quelle del sindacato che deve restare un soggetto sociale autonomo capace di contrattualizzare la domanda sociale attraverso l’utilizzo costante del metodo negoziale.

La questione dell’autonomia, di una rigorosa autonomia dalla politica, deve, infatti, impedire che prevalgano logiche di schieramento che possono ridurre l’azione sindacale ad un innaturale schema bipolare “destra – sinistra” alimentando la contrapposizione radicale fra diversi modelli sindacali (conflittuale e partecipativo) e favorendo, da un lato, la pratica degli accordi separati e, dall’altro, la conflittualità fra le organizzazioni.

In un’epoca di grande cambiamento come è l’attuale, le parti sociali dovrebbero saper fare i conti con una rappresentazione certa del lavoro, ma anche con le modalità nuove con le quali si pone, oggi, la concezione della tutela collettiva fatta, ancora, attraverso i tradizionali strumenti di lotta.

Non vogliamo, in questa sede, entrare nel merito di questioni relative alla efficacia dei diversi strumenti perché ciò necessiterebbe una discussione profonda di tutto il sindacato per la quale, ad oggi, non  c’è alcuno spazio.

Usiamo, tuttavia, questa argomentazione per far capire che, a nostro avviso, è l’intero sistema delle regole che andrebbe ridiscusso prevedendo con chiarezza, oltre alla definizione dello spazio riservato al sindacato, anche la possibilità di introdurre meccanismi sanzionatori nei confronti di chi, le regole, pur avendo contribuito a scriverle ha l’abitudine di non rispettarle anche approfittando di una incomprensibile ignavia, a volte più che evidente, di talune aziende e/o di associazioni datoriali.

Facciamo un esempio le norme del testo unico sulla rappresentanza sottoscritte in accordo con Confindustria e definite, non si sa bene perché, storiche mostrano, in modo fin troppo evidente, una grande paura del pluralismo 8e quindi dell’unità) e, in ultima analisi, proprio di quella parte del dettato costituzionale (art. 39) che consente ad ogni lavoratore di farsi rappresentare da chi vuole indipendentemente dalla firma del contratto visto che l’organizzazione sindacale – dice la nostra Costituzione - è libera e ad essa “non può essere imposto altro obbligo se non la sua registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge”.

La Costituzione non dà, infatti, spazio alcuno a forme di autoreferenzialità mentre l’accordo punta ad esibire una concezione “proprietaria” della rappresentanza e della contrattazione collettiva mostrando la confusione che ancora permane, nonostante tutto, in ordine ai criteri ed alle modalità di formazione della rappresentanza.
Nasce da qui la frammentazione del sistema della rappresentanza sindacale che contribuisce alla creazione di una miriade di piccoli sindacati, spesso corporativi che appaiono privi di controllo e di guida ed i cui nefasti effetti si fanno sentire soprattutto nelle categorie che svolgono servizi di pubblica utilità.

Ma - potremmo dire - se Sparta piange, Atene non ride visto che gli effetti di tale situazione coinvolgono non solo il sindacato ma anche parte delle associazioni datoriali come dimostra l’uscita dal sistema confindustriale della Fiat che ha indebolito il sistema di rappresentanza complessiva delle imprese proponendosi come un nuovo paradigma che, inserendosi in un quadro molto frantumato, può risultare più facilmente permeabile da una esperienza di “livello” come quella Fiat.

La vicenda Fiat ha messo in evidenza una crescente divaricazione  fra un “sindacato partecipativo” disponibile a negoziare di continuo  con le aziende  ed un “sindacato conflittuale” che accende il conflitto prevalentemente su basi ideologiche spinto a ciò da esigenze di natura mediatica il che mettono in risalto il fatto che, in assenza di regole certe ed esigibili da tutti, i comportamenti di ciascuno possono essere dettati da esigenze congiunturali che appaiono sempre più privi di una qualche prospettiva strategica.

Non è, dunque, un caso se esiste, ed è forte, il timore di analoghi comportamenti da parte di Finmeccanica, di Ferrovie, ecc. che dovrebbero indurre le parti sociali a chiedersi, retoricamente, quale sarebbe l’effetto di questo ipotetico abbandono sul già disastrato sistema di relazioni industriali nel nostro paese ?

Una Confindustria che perdesse di rappresentatività farebbe , infatti, il paio con un sindacato che rinunciando a riformarsi perdendo anch’esso di rappresentatività contribuirebbero enormemente alla desertificazione delle relazioni industriali.

Il quadro, pur così sommariamente descritto, fornisce peraltro un’idea delle conseguenze dirette di questa situazione sulle tutele, sulla loro trasformazione e sull’insorgere di nuove esigenze che, non sempre, il sindacato confederale riesce a comprendere per quello che sono non essendosi mai posto, seriamente, il problema  del passaggio da un sistema di tutele tradizionali fondate sulle garanzie, a nuove tutele fondate sulla partecipazione e sul coinvolgimento come dimostrano le vicende legate all’art.18.

Ad ulteriore dimostrazione delle difficoltà del momento basti pensare che il punto di maggiore frizione fra le parti sociali è quello, cosiddetto, della riforma della contrattazione e del ruolo del contratto nazionale che, in momenti di bassa inflazione, perde di importanza consigliando alle parti di premiare la produttività, l'efficienza e il contributo diretto che i lavoratori, danno alla redditività dell'impresa pur mantenendo il ruolo generale e centrale del CCNL che definendo regole, universali ed inderogabili, sia comunque capace indirizzare la maggiore  produttività verso il lavoro.

Il problema è, comunque, quello di riuscire a confermare un modello di assetti contrattuali basato su due livelli, capaci di esprimere l’essenziale esigenza di avere un sistema di relazioni sindacali e contrattuali regolato e quindi in grado di dare certezze riguardo ai soggetti, ai tempi ed ai contenuti della contrattazione collettiva attraverso l’attuazione ed il rispetto delle regole.
Torna, dunque, all’attenzione delle parti il problema delle regole che non si risolve finché c’è chi, nel sindacato, pensa di farsi corrente politica o, al contrario, attore istituzionale.
Del tutto evidente appare, in questo quadro, il rapporto di consequenzialità tra questa ipotesi  di riforma del sistema contrattuale ed una visione che sia in grado di passare alla costruzione di nuove forme di tutela (per esempio la tutela come opportunità) per raccogliere e rappresentare  le quali occorrerebbe, tuttavia, un sindacato che fosse in grado di formulare un nuova, autonoma, teoria dell’azione sociale dalla quale il sindacato confederale è ancora molto lontano.

Se, tuttavia, ci focalizziamo solo sulle regole rischiamo di perdere di vista la profondità delle trasformazioni produttive e, in particolare, il valore da assegnare al lavoro.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                         Basta pensare che se ci sono organizzazioni sindacali confederali che chiedono alle aziende l’impegno formale a non utilizzare il Jobs Act non possiamo fare a meno di riflettere anche sul fatto che ci sono aziende che tali accordi li sottoscrivono; sottoscrivono, cioè, l’impegno a non applicare una legge dello Stato, il che è sicuramente, paradossale in quanto indica che il problema del rispetto delle regole e delle leggi non riguarda solo il sindacato.

Ma veniamo ad una valutazione d’insieme sul Jobs Act su una legge, cioè, che fin dal suo annuncio ha ricevuto molte critiche e che oggi è ancora, purtroppo, un terreno di scontro ideologico più che un confronto reale di idee.

Se assumiamo il punto di vista del confronto reale sulla legge potremmo scoprire, finalmente, che la flessibilità è diversa dalla precarietà e che essa può e deve essere contrattata, che l’idea del lavoro vissuto come percorso di crescita professionale più che come posto fisso ha, oggi, una dimensione centrale nelle aspirazioni delle persone ecc. “facendoci scoprire” che alcuni dei vecchi tabù sul lavoro si sono trasformati e che occorre affrontarli con grande franchezza proponendone una modifica meno vincolistica e più responsabile.

Il Job Act è, intanto, un tentativo - quanto riuscito lo vedremo con il tempo - di risistemare, in Italia, la legislazione del lavoro e, al di là del risultato, non si può non dire che non ce ne sia bisogno; la complessità del tema obbliga, tuttavia, ad una riflessione ampia, verificata e verificabile, anche sulla base di dati statistici, quindi, non è bene dare spazio né a visioni troppo ottimistiche né a visioni catastrofiche.

Personalmente sono convinto che molte delle valutazioni negative che accompagnano la trasformazione in atto sono generate dalla incapacità/non volontà delle parti di rimuovere i reciproci veti e le rassicuranti certezze per sfuggire alla realtà dei fatti rifugiandosi nell’alveo, più rassicurante, delle discussioni accademiche.

Per ciò che riguarda più da vicino il sindacato esso dovrebbe essere in grado di entrare nei processi economici, politici e sociali con l'intenzione di prevederli, anticiparli e gestirli poiché, come già detto, non basta una legge per affrontare i cambiamenti a cui siamo messi di fronte, bisogna pensare che senza una visione, adeguata e coerente, del lavoro sulla quale costruire il futuro si rischia di erigere enormi edifici privi, però, delle necessarie fondamenta.
In tal senso potremmo dire che il Job Act è solo un primo passo, anche se complesso ed articolato, di un processo di trasformazione della legislazione del lavoro italiana che, tuttavia, avrebbe bisogno di comportamenti coerenti e conseguenti delle parti sociali e del Governo.
Prendiamo, ad esempio, la vicenda cosiddetta dei contratti di ricollocazione attraverso i quali si sarebbe potuto tentare di innescare un circuito virtuoso tra le diverse forme di sostegno al reddito e le disponibilità effettive delle persone ad un nuovo lavoro in un quadro di, cosiddette, politiche attive del lavoro.

Nella sua stesura finale questo strumento è, purtroppo, scomparso mentre avrebbe potuto essere un modo molto efficace per dotare, finalmente, il mercato del lavoro di servizi finalizzati a favorire l’incontro fra domanda e offerta, attraverso una cooperazione stretta tra i Centri per l’impiego pubblici e le imprese che, in questo campo, possiedono, sicuramente, il migliore know-how specifico.

Nei decreti attuativi del Job Act sono contenute, inoltre, rilevanti novità in materia di ammortizzatori sociali per quanto attiene, ad esempio, la necessaria razionalizzazione della cassa integrazione che ne esce depotenziata (nella limitazione delle causali e della durata)  a vantaggio dei contratti di solidarietà resi più appetibili non solo per evitare i licenziamenti ma anche per incrementare l’occupazione creando un contesto di novità importanti che fanno giustizia di anni di un uso, quanto meno abnorme, di strumenti di sostegno al reddito anche se non contengono tracce di politiche pubbliche finalizzate a dotare il paese di una capacità di respiro strategico, progettuale e sistemico specialmente nei settori ad alta ed altissima tecnologia affrontando in tal modo solo un corno del problema.

Per concludere penso che si possa dire che in termini di politiche del lavoro il Jobs Act rappresenti, comunque, una vera e propria rivoluzione copernicana i cui effetti andranno valutati e misurati, nel tempo, anche sul piano di ciò che produrrà nei rapporti fra le organizzazioni sindacali e fra questi e le organizzazioni datoriali. Il Job Act determinando un quadro di riferimento del tutto nuovo, esigerebbe una nuova cultura delle relazioni industriali capace di coinvolgere sia le imprese che le organizzazioni sindacali in un equilibrato modello di convivenze e di relazioni sia dentro che fuori il lavoro  rispetto al quale bisognerà, al più presto possibile, aprire una riflessione coraggiosa che, tuttavia, resta, in un sindacato sostanzialmente incapace di riformarsi, ancora assai lontana.


 Roma 26.10.2015                                                              Silvio Battistini
                                                                                    Segretario Generale

                                                                                    Fismic Confsal Roma


martedì 13 ottobre 2015

Il nuovo sito ufficiale FISMIC Roma

Nella nuova realtà globalizzata, 
caratterizzata da una forte componente relazionale fra network di "portatori di interesse" (stakeholder), la comunicazione diventa sempre più un elemento "a valore aggiunto", nel raggiungimento di risultati.

Anche il sindacato non può esimersi dall'adottare nuove logiche comunicative, che vedano l'utilizzo di strumenti "web 2.0", finalizzati a garantire la più ampia diffusione, anche in rete, delle informazioni attinenti alle logiche di tutela del lavoro.
Nasce così il nuovo sito ufficiale di FISMIC ROMA, "il TUO sindacato in rete":
                                             www.fismicroma.org

Il sito, oltre a presentare le attività di FISMIC ROMA, vuole mettere in evidenza la presenza della FISMIC sul territorio romano, oltre alle "connessioni" della struttura con progetti innovativi, anche di ordine sociale, quali ad esempio la mediazione civile ed il counseling.

L'invito, per tutti, è quello di partecipare, di rendersi parte attiva nella vita delle aziende, e di costruire un nuovo modo di comunicare.

Scriveteci!!!! a redazione[at]fismicroma.org


ELEZIONI RSU IN CAPGEMINI

VOTATE PER LA LISTA FISMIC CONFSAL
il sindacato che fa la differenza

Fra alcuni giorni i lavoratori e le lavoratrici Capgemini Italia spa di Roma saranno chiamati a votare per il rinnovo della RSU.
Ad essi chiediamo, prima ancora di un voto alla Fismic, di votare contro l’integralismo di coloro che, come ad esempio la Fiom, tentano di negare qualsiasi forma di pluralismo in azienda e, per fare questo, puntano a delegittimare tutte le posizioni diverse dalla propria.
La Fismic, a differenza della Fiom, è una di quelle organizzazioni che, con molto senso di responsabilità e con il necessario pragmatismo, si è assunto l’onere di sottoscrivere, con l’azienda, il nuovo contratto integrativo dopo che essa aveva, unilateralmente, dato disdetta di tutti gli accordi aziendali.
La Fiom non firmò l’accordo ritenendolo, bontà sua, un cedimento ai voleri dell’azienda ma dopo di ciò si è ben guardata dall’organizzare iniziative che restituissero ai lavoratori Capgemini Italia “il maltolto”.
Dalla firma separata apposta sull’integrativo è, comunque, scaturito un primo importante effetto: la salvaguardia dei livelli occupazionali e la nascita di una struttura in grado di attivare una operazione di reskilling legata ai mercati che, tuttavia, ha un bisogno vero e forte sia di manutenzione continua che di tutte quelle correzioni che possono rendersi necessarie per far divenire questo strumento ancora più efficacie nel recupero di risorse alla produzione.
Alcune storture evidenti ci sono e bisogna, infatti, correggerle in fretta per evitare la marginalizzazione progressiva delle risorse ben sapendo che non tutto ciò che non va dipende dall’inadeguatezza tecnologica dei soggetti.
Può essere, infatti, che parte dei problemi siano legati ad un clima aziendale che non riesce a fare dell’inclusione la sua politica principe grazie ad un reticolo di interessi personali e di gruppi che sarebbe bene verificare meglio e di continuo perché essi rischiano di produrre emarginazione e, alla lunga, possibili effetti negativi anche sul piano occupazionale.
Per questa ragione la Fismic Confsal attiverà, già nei prossimi giorni, una indagine del clima aziendale della quale, naturalmente, renderà pubblici i risultati, rendendosi fin d’ora disponibile ad un confronto anche con l’azienda.
Ci sono altre questioni (vedi, ad esempio, l’indennità di lavoro disagiato) che vanno riprese e portate a compimento.
La Fismic chiede il vostro voto per continuare a lavorare, unitariamente, nelle direzioni indicate assumendo la sua responsabilità di soggetto autonomo in grado di contrattualizzare la domanda sociale.


Roma 12.10.2015                                        Fismic Confsal Nazionale

lunedì 5 ottobre 2015

Convegno 14 Ottobre 2015


Accordo Storico?


Una intesa storica?

Tutt’altro che storico appare l’accordo sulla rappresentanza sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Confsal con Confindustria.
Esso ci sembra, più che altro, un accordo che lascia allibiti per gli effetti devastanti che può produrre e per la leggerezza con la quale sembra essere stato stipulato.
Questo accordo mostra, in modo fin troppo evidente, che ancora una volta Cgil, Cisl e Uil hanno avuto paura del pluralismo e, in ultima analisi, proprio di quella parte del dettato costituzionale (art. 39) che consente ad ogni lavoratore di farsi rappresentare, con efficacia, da chi vuole.
L’organizzazione sindacale – dice la Costituzione - è libera e ad essa “non può essere imposto altro obbligo se non la sua registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge”.
Invece con questo accordo Cgil, Cisl, Uil tentano, nuovamente, di esibire una concezione proprietaria della rappresentanza e della contrattazione collettiva che non sappiamo se definire più arrogante o ingenua; sicuramente esso è tale da costringere altri (p.e. Ugl e Confsal) a sottoscriverlo per non restare fuori dai “giochi”.
Sicuramente è arrogante perché le organizzazioni maggiori sembrano, ormai, aver interiorizzato a tal punto il privilegio e la convinzione di poter fare da sé, da ritenere di poter esercitare  il loro ruolo non solo al di fuori, ma anche al di sopra, delle leggi dello Stato e della stessa Costituzione; altrettanto sicuramente essa appare ingenua perché, probabilmente, le parti dell’accordo ritenute, proprio dai firmatari dell’intesa, più significative  si rivelino, alla fine, anche le più inapplicabili.
Siamo, insomma, di fronte ad una incredibile commistione di approssimazione e di autoreferenzialità che giunge a considerare la libertà di organizzazione sindacale, così come sancita dall’art. 39 della Costituzione, come un principio astratto, impossibilitato ad evolvere compiutamente in un “diritto sindacale” effettivamente esercitabile, da tutti, all’interno dell’impresa.
Ciò in virtù del fatto che, come è noto, il diritto sindacale non può esaurirsi nel semplice riconoscimento del momento associativo ma, per essere effettivo, deve, necessariamente, espandersi sino a consentire l’attivazione efficace di quei diritti (primo fra tutti quello alla contrattazione) in grado di rendere concreta e reale l’azione sindacale nel luogo di lavoro.
Peraltro l’ostacolo a tale diritto potrebbe, ancora oggi, essere sanzionato dal ricorso all’art.28 della legge 300/70 (attività antisindacale) poiché la libertà sindacale  è finalizzata a superare lo squilibrio contrattuale tra prestatore e datore di lavoro senza prevedere limiti numerici (come, del resto, sancisce anche lo statuto dei lavoratori che ha eliminato, da tempo, il concetto di maggiore rappresentatività sostituendolo con il concetto, più ampio e diverso, di rappresentatività comparata).
Tale visione concorre, a nostro avviso, al disegno di realizzare una uguaglianza sostanziale dei cittadini prevista dalla nostra carta costituzionale  e consente di sottolineare che il nostro  ordinamento legislativo in materia di lavoro realizza un vero e proprio sostegno all’attività sindacale nei luoghi di lavoro considerandola un valore positivo che può contribuire, anche, ad una visione imprenditoriale più ampia e matura che può far evolvere positivamente l’intero sistema.
Diversamente porre all’attività sindacale i limiti che pone l’attuale intesa sulla rappresentanza rischia di ridurre la stessa incisività dello Statuto dei Lavoratori
riducendo il sistema di diritti la cui estensione serve, invece, a rafforzare il sindacato come forma istituzionale e di autotutela, attribuendogli prerogative volte a valorizzare il momento collettivo rispetto all’esercizio individuale delle libertà.
Per questa ragione potremmo definire l’intesa raggiunta una intesa consociativa in quanto frutto esclusivo di accomodamenti e compromessi patologici fra le diverse organizzazioni sindacali nella speranza di controbilanciare i conflitti che continuano ad esistere in una società sempre più complessa ed articolata.
A lungo andare, peraltro, tali comportamenti hanno fatto sì che il “sistema sindacale” abbia sempre meno ricambi, isterilendosi sempre più e degenerando progressivamente verso un sistema “autoritario” capace, prevalentemente, di produrre alterazioni profonde, strutturali e non episodiche del sistema sindacale.
Ad una degenerazione di questo tipo ci stiamo progressivamente avvicinando in particolare se si continua a perseguire l’emarginazione dal circuito contrattuale di quelle parti, ormai significative, del mondo del lavoro che non si riconoscono più in Cgil, Cisl e Uil ma che hanno, ugualmente, diritto ad essere rappresentate.
Come è possibile, ci chiediamo, che un sindacato che dovrebbe fare della democrazia, della partecipazione, della capacità di unire, le sue parole d’ordine divenga, quasi senza colpo ferire, un sindacato che divide, che ostacola la partecipazione, un sindacato che, cessando di essere uno strumento dei lavoratori, divenga un qualcosa di sempre più autoritario ed antidemocratico ?





Fismic Confsal Roma    

lunedì 28 settembre 2015

e vissero tutti...

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E si finsero felici e contenti !
Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una iniziativa unilaterale della Fiom che, senza alcun preavviso, ha avviato la procedura per il rinnovo delle RSU Capgemini Italia di Roma.
Come al solito l’ha fatto gettando fango su chi si è assunto l’onere di rinnovare quel contratto aziendale che l’azienda aveva, altrettanto unilateralmente, disdettato.
Senza tale atto i lavoratori e le lavoratrici della Capgemini Italia avrebbero avuto, ancora oggi, trattamenti di poco superiori al solo contratto nazionale.
Invece evitando, ancora una volta, di assumere quella responsabilità che compete ad un sindacato moderno ha deciso di gettare fango sugli altri e di proclamare ai posteri la loro “irriducibilità”. 
Così fingendo, anche con se stessi, di essere felici e contenti, distribuiscono responsabilità e colpe a destra e a manca ignorando, volutamente, che chi ha l’abitudine di parlare male del prossimo mostra, spesso, di non saper guardare ai propri evidenti difetti.
A dimostrazione di ciò evidenziamo, nuovamente, il fatto che essi hanno, sempre, accuratamente evitato di rispondere a chi gli chiedeva conto delle loro posizioni.
Come in un racconto senza eroi, nella loro profonda vanità, tornano a chiedere il voto ai lavoratori ed alle lavoratrici  della Capgemini di Roma senza, anche questa volta, indicare né perché né per cosa.
Siamo, nuovamente, al paradosso. Chi non firma alcun accordo (né nazionale né aziendale) fa bella mostra della sua inutilità e del suo estremismo fingendosi, però, talmente felice e contento da ritenere di poter continuare ad ingannare, impunemente, i lavoratori.


Roma 28.09.2015                                               Fismic Confsal Nazionale